MANICHINI DA DISEGNO XIX SEC.

RESTAURO SEDIA LUIGI FILIPPO

Fasi di lavorazione nel restauro di una sedia in noce piemontese dallo stato di fatto a restauro ultimato.

PIFFETTI A PALAZZO MADAMA

soffitto ligneo ,ingresso Palazzo Madama

Piffetti a Palazzo Madama: all’ebanista delle residenze sabaude nel Settecento è dedicata una mostra nelle sale di Palazzo Madama aperta fino al 2 luglio 2017.

Appuntamento importante per ammirare i suoi intarsi arditi e per rivedere alcune opere di un’altro grande ebanista coevo che è Luigi Prinotto e dello scultore di origine astigiana Giuseppe Maria Bonzanigo, autore di microsculture straordinarie.

UNIVERSITA’ DEI MINUSIERI A TORINO

L’ Università dei minusieri a Torino è molto antica e la sua nascita risale alla fine del 1500. Allora nacque con il nome di Compagnia dei minusieri.  E’ conservato un atto risalente al 7 luglio 1636 in cui la compagnia acquistava una cappella nella Chiesa di S.Maria di Piazza ad uso dei propri membri.

Il ruolo più importante che ebbe questa istituzione fu di vigilare sulle capacità di coloro che entravano a farne parte.

Nello statuto vi erano una serie di norme molto severe che avevano lo scopo di tutelare sia i membri nell’esercizio della loro professione, sia i clienti che ad essi si rivolgevano.

Università dei minusieri a Torino in Piazzetta dei Minusieri

 

Vi erano regole che vietavano la vendita di “un bosco per un altro, nè si possa mescolare l’uno con l’altro per defraudare gli accompratori.”

I Sindaci della Società visitavano le botteghe 2 volte al mese per assicurarsi che i lavori venissero svolti tenendo alto il livello dell’esecuzione dei manufatti.

Vi erano inoltre, delle distinzioni molto specifiche nella suddivisione delle varie categori e sottocategorie legate al mestiere dell’arte del legno. C’erano ad esempio due grandi categorie:  i mastri minusieri e i mastri falegnami di grosserie.

Sotto i primi cadevano i “travagli tanto grossi che piccolui quali si fanno a tenone, mortessa, code di rondiene, assemblaggio, icluse le cornici di ogni sorte, li travagli a placcaggio d’ogni qualità, ogni sorta di trene di carrozza, sedie rollanti, e rollantine, montature d’armi in legno d’ogni qualità, ed anche ogni sorta di bottali e tine”.

Sotto i secondi i lavori “a chioderia”.

Vi sono documenti con la firma di rappresentanti illustri come ‘architetto Filippo Juvarra, Pietro Piffetti e  Carlo Antonio Bolgiè.

palazzo madama a Torino, opera di Piffetti ebanista di Sua Maestà

Palazzo Madama a Torino, opera di Piffetti ebanista di Sua Maestà

Grazie allo spirito che animava l’Università dei minusieri possiamo capire come i lavori dell’epoca fossero tecnicamente perfetti. Questi lavori infatti rivelano sempre la ricerca e lo studio per fare bene il proprio mestiere.

 

 

L’artigiano e l’esperienza della Werkstatte di Vienna

“La ‘Wiener Werkstätte’ si estende su tre piani, e possiede propri laboratori di metallurgia, oreficeria e argenteria, legatoria, pelletteria e per la produzione e la verniciatura di mobili, oltre a locali pieni di macchinari, studi d’architettura, aule di disegno e spazi espositivi. Nel frastuono di questa vera e propria fucina, gli artisti-artigiani si dedicano con calma al loro ispirato lavoro manuale. Le macchine non mancano di certo; al contrario, la Wiener Werkstätte dispone di tutte le innovazioni tecnologiche atte ad agevolare il processo di produzione, ma qui esse non spadroneggiano da tiranne, bensì fungono da utili e volonterose servitrici. Il prodotto, perciò, è privo dell’impronta della produzione meccanica e incorpora, invece, lo spirito dell’artefice, rivelando l’intervento della sua mano esperta. Il principio fondamentale della Wiener Werkstätte – che dovrebbe, peraltro, essere fatto proprio da tutti gli artigiani che ambiscano ai massimi traguardi – è il seguente: meglio lavorare per dieci giorni su un singolo oggetto, che produrre dieci oggetti in un solo giorno. Il pezzo così prodotto dimostrerà tutta l’abilità tecnica e artistica necessaria alla sua creazione, e il suo valore artistico risiederà dove raramente lo si trova e dove, invece, dovrebbe trovarsi sempre: non nella decorazione esteriore o nelle rifiniture formali, bensì nella serietà e nella dignità sia del lavoro intellettuale sia di quello manuale. Ogni oggetto reca impressi i segni di entrambi questi aspetti, poiché non solo assume la forma scelta dall’artista, ma rivela anche l’intervento del produttore, dell’artigiano, del singolo lavoratore che lo ha realizzato”

Wiener Werkstätte – Josef Hoffmann und Koloman Moser, in “Deutsche Kunst und Dekoration”, vol.15, 1904-05.