PIFFETTI A PALAZZO MADAMA

soffitto ligneo ,ingresso Palazzo Madama

Piffetti a Palazzo Madama: all’ebanista delle residenze sabaude nel Settecento è dedicata una mostra nelle sale di Palazzo Madama aperta fino al 2 luglio 2017.

Appuntamento importante per ammirare i suoi intarsi arditi e per rivedere alcune opere di un’altro grande ebanista coevo che è Luigi Prinotto e dello scultore di origine astigiana Giuseppe Maria Bonzanigo, autore di microsculture straordinarie.

ARCHITETTURA PIEMONTESE

Il Rinascimento non lasciò molte tracce nell’ architettura in Piemonte, meno che in altre regioni dell’Italia settentrionale.

Mentre in Toscana si sviluppava il Rinascimento, in Piemonte continuava a fiorire anche se con alcune evoluzioni,  l’arte medioevale. I cambiamenti iniziarono a vedersi dalla metà del Seicento. In questi anni videro l’inizio progetti architettonici importanti di edifici religiosi e reali. In quel periodo tutta la città di Torino era interessata da un’intensa attività costruttiva e trasformativa.

Palazzina di Stupinigi

Gli architetti, ebbero un ruolo importantissimo.  Primo fra tutti Filippo Juvarra, messinese, che si occupo’ dei maggiori progetti dell’epoca fra cui la palazzina di Stupinigi. Qui gli artisti lavoreranno incessantemente per un cinquantennio. Gli architetti si occupavano di disegnare l’edificio nella sua totalità. Era importante creare un senso armonico dell’insieme, tra la parte costruttiva e quella decorativa. Sono conservati molti schizzi degli ambienti interni e di numerosi mobili ad opera dei vari architetti.

Il progetto originario è dell'architetto Carlo di Castellamonte. In seguito il progetto fu portato avanti da Benedetto Alfieri che dal 1739 fu nominato Regio Architetto
Palazzo Isnardi di Caraglio. Il progetto originario è dell’architetto Carlo di Castellamonte. In seguito il progetto fu portato avanti da Benedetto Alfieri che dal 1739 fu nominato Regio Architetto

 

 

 

 

 

UNIVERSITA’ DEI MINUSIERI A TORINO

L’ Università dei minusieri a Torino è molto antica e la sua nascita risale alla fine del 1500. Allora nacque con il nome di Compagnia dei minusieri.  E’ conservato un atto risalente al 7 luglio 1636 in cui la compagnia acquistava una cappella nella Chiesa di S.Maria di Piazza ad uso dei propri membri.

Il ruolo più importante che ebbe questa istituzione fu di vigilare sulle capacità di coloro che entravano a farne parte.

Nello statuto vi erano una serie di norme molto severe che avevano lo scopo di tutelare sia i membri nell’esercizio della loro professione, sia i clienti che ad essi si rivolgevano.

Università dei minusieri a Torino in Piazzetta dei Minusieri

 

Vi erano regole che vietavano la vendita di “un bosco per un altro, nè si possa mescolare l’uno con l’altro per defraudare gli accompratori.”

I Sindaci della Società visitavano le botteghe 2 volte al mese per assicurarsi che i lavori venissero svolti tenendo alto il livello dell’esecuzione dei manufatti.

Vi erano inoltre, delle distinzioni molto specifiche nella suddivisione delle varie categori e sottocategorie legate al mestiere dell’arte del legno. C’erano ad esempio due grandi categorie:  i mastri minusieri e i mastri falegnami di grosserie.

Sotto i primi cadevano i “travagli tanto grossi che piccolui quali si fanno a tenone, mortessa, code di rondiene, assemblaggio, icluse le cornici di ogni sorte, li travagli a placcaggio d’ogni qualità, ogni sorta di trene di carrozza, sedie rollanti, e rollantine, montature d’armi in legno d’ogni qualità, ed anche ogni sorta di bottali e tine”.

Sotto i secondi i lavori “a chioderia”.

Vi sono documenti con la firma di rappresentanti illustri come ‘architetto Filippo Juvarra, Pietro Piffetti e  Carlo Antonio Bolgiè.

palazzo madama a Torino, opera di Piffetti ebanista di Sua Maestà
Palazzo Madama a Torino, opera di Piffetti ebanista di Sua Maestà

Grazie allo spirito che animava l’Università dei minusieri possiamo capire come i lavori dell’epoca fossero tecnicamente perfetti. Questi lavori infatti rivelano sempre la ricerca e lo studio per fare bene il proprio mestiere.

 

 

IL MOBILE RACCONTA

 

Il mobile antico ha sempre goduto di scarsa attenzione nelle politiche culturali di molti paesi. Troppo spesso nei musei mobili di eccezionale valore artistico sono relegati a funzioni puramente decorative. Mobili lasciati senza targhette a fornirci alcuna informazione su di essi.

Le arti decorative o applicate di cui il mobile fa parte, sono state definite minori in contrapposizione alle arti maggiori. Questa definizione ingiusta, ha generato un clima di ignoranza e disinteresse nei confronti di questa produzione artistica. Anche nei musei dedicati alle collezioni di arti applicate mancano informazioni che favoriscano la comprensione e il godimento dei pezzi esposti. Leggi tutto “IL MOBILE RACCONTA”

L’IMPORTANZA DI CONSERVARE I MOBILI ANTICHI

Ecco una riflessione sul perchè è importante conservare i mobili antichi.

Conservazione è sinonimo di cultura.

Quanto più è colto un popolo tanto più è cosciente dell’ineludibile necessità di conservare i propri beni sia ambientali sia storico-artistici.

Tutelare il nostro patrimonio di mobili significa, pertanto, salvaguardare una parte dell’immagine della nostra civiltà.

Il mobile. Conservazione e restauro. Nardini Editore

cassone
Cassapanca intagliata in legno di noce, XVI-XVII secolo,

 

MAGGIOLINI INTARSIATORE DEGLI ASBURGO

Giuseppe Maggiolini da Parabiago (Milano, 1738-1814)

ebbe una folgorante carriera ed è annoverato fra i principali ebanisti italiani, al punto da dare il suo nome agli arredi che hanno perpetuato lungo tutto l’Ottocento il suo stile incomparabile.

Nel 1771,  in seguito alle nozze dell’arciduca Ferdinando d’Asburgo, figlio dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, con Maria Beatrice Riccarda d’Este la corte arciducale si stabilì a Milano e all’architetto Piermarini furono assegnati i lavori di adattamento e nuova costruzione del Palazzo di città (odierno Palazzo Reale) e della nuova Villa a Monza. Maggiolini fu coinvolto in questi due grandi cantieri neoclassici, disegnò ed eseguì pavimenti, arredi e decori. L’arciduca gli conferì il titolo di “Intarsiatore di Sua Altezza Reale”, che troviamo come firma in forma di cartiglio su pochissimi dei mobili giunti fino a noi.

La leggenda tramanda che il campionario di Maggiolini contasse ben 86 essenze diverse di legni: noce, palissandro, abete, mogano, bosso, acero, pioppo, ciliegio, faggio etc.

L’ultimo quarto del Settecento coincide con l’affermazione del gusto neoclassico, in opposizione al precedente stile rococò o barocchetto, particolarmente diffuso e apprezzato in Lombardia. Un’eco di questa transizione è visibile nelle prime opere di Maggiolini, ovvero dei cassettoni di forma bombata con alte gambe intagliate e decori a cineserie. Ben presto, però, la tipologia del mobile di Maggiolini si precisa: arredi sobri ed eleganti, una forma dominata da rigide geometrie, con fasce laterali e catene superiori e inferiori che definiscono i prospetti; le superfici sono ampie e lisce, con fregi vegetali o ornati geometrici a racchiudere i medaglioni al centro dei piani, contenenti raffinate allegorie classiche o personaggi mitologici. Spesso i disegni di questi medaglioni sono frutto della mano di artisti affermati (Appiani, Levati). La gamba è rastremata e a forma di tronco di piramide, la struttura è solitamente in noce, con poche connessioni a coda di rondine. Solo nella produzione degli ultimi anni la parte figurata inizia a ‘uscire’ dai limiti geometrici delle superfici, andando incontro a un gusto più spiccatamente decorativo per chiaroscuri di sapore pittorico, ottenuti con bruniture a fuoco dei legni e più raramente con la loro tintura.

6193567_1_l

Testi da NTQ database – la prima banca dati dell’oggetto d’arte e di design