Il mobile e la sua storia: una raccolta in continuo aggiornamento di letture interessanti sulla storia del mobile antico, le tecniche utilizzate nelle varie epoche per la finitura, tecniche di ebanisteria nella costruzione della struttura del mobile, le essenze utilizzate per lo scafo e quelle pregiate per la loro lastronatura, materiali preziosi dell’intarsio, stili e molto altro.

SULLA VERNICIATURA

Prima degli inizi del XIX secolo i metodi di rifninitura del mobilio erano essenzialmente l’applicazione di vernici o olio come l’olio di lino e diversi vernici a base di cera.

Questi erano di solito applicati, spesso con un pennello o un panno strofinato dopo che la fibra del legno era stata ricoperta con polvere di pietra pomice finemente pestata.

Questo aveva lo scopo di chidere i pori del legno per ottenere una superfice compatta in grado di riflettere la luce.

Nel 1820 si impose una nuova tecnica, importata dalla Francia.La lucidatura a tampone.

Si trattava dell’uso della gommalacca, che si ottiene da un insetto “cocus lacca” o “laccifer lacca” che vive nell’Asia meridionale, è una cocciniglia che succhia la linfa di alcuni alberi (acacia, ficus, ecc.) per nutrirsene, proteggendosi all’esterno con un guscio fatto appunto di lacca.

La gommalacca si presenta in scaglie da sciogliere in spirito (vernici a spirito erano appunto sciolte in alcol).

Era applicata utilizzando non il pennello, ma il tampone costituito da stracci di lana o ovatta avvolti in un pezzo di tela. All’interno del tampone veniva colata poco alla volta la vernice di gommalacca. Le applicazioni strato dopo strato ottenendo così una finitura dura e lucente.

Negli anni con l’applicazione della cera, le superfici invecchiano e, a seconda dello stile e del periodo del mobile la rifinitura può variare da dura e lucente a più morbida e quasi opaca.

La verniciatura nel mobile di ebanisteria non è solo la stesura di un film protettivo,ma la volontà finale dell’ebanista. Una determinata resina o cera e la conseguente saturazione del poro modificano la percezione che si ha di una lastronatura lignea.

A partire dal 1700 si sa che le finiture del mobile comprendono resine naturali come gommalacca, sandracca, copale, mastice di Chios e colofonia.Quasi sempre le vernice sono poliresinose e raramente abbiamo menzioni di come le applicavano.

Esempi di ricette prevedono vernici alcoliche in cui sono disciolte sandracca e gommalacca come componenti principali e mastice e elemi oppure benzoino come componenti secondarie.

La lucidatura a tampone detta anche “vernis viennois ” compare verso la fine del 1700, con essa la gommalacca diventa la componente principale della vernice.Questo primato durerà fino al XX secolo in cui verrà soppiantata dalle resine nitrocellulosiche.

Questa analisi storica che si ha dallo studio delle fonti dell’epoca ci fa capire che i mobili di epoca precedente all’inizio del 1800 non venivano verniciati a stoppino con la sola gommalacca perchè quella tecnica ancora non si era diffusa.