Raccolta di notizie e articoli sulla storia del mobile e sul restauro

Il mobile e la sua storia: una raccolta in continuo aggiornamento di letture interessanti sulla storia del mobile antico. Tra gli argomenti che tratteremo ci sono le tecniche di ebanisteria usate nella costruzione della struttura del mobile, le varie specie lignee caratteristiche dei vari stili e delle varie epoche e aree geografiche. L’analisi dei contesti storici in cui si sviluppa un determinato stile, i nomi degli ebanisti più noti e le loro peculiarità.

 

La verniciatura dei mobili

La verniciatura nel mobile di ebanisteria non è solo la stesura di un film protettivo,ma la volontà finale dell’ebanista. Una determinata resina o cera e la conseguente saturazione del poro modificano la percezione che si ha di una lastronatura lignea.

Le resine naturali

A partire dal 1700 si sa che le finiture del mobile comprendono resine naturali come gommalacca, sandracca, copale, mastice di Chios e colofonia.Quasi sempre le vernice sono poliresinose e raramente abbiamo menzioni di come le applicavano.

Esempi di ricette prevedono vernici alcoliche in cui sono disciolte sandracca e gommalacca come componenti principali e mastice e elemi oppure benzoino come componenti secondarie.

La lucidatura a tampone

La lucidatura a tampone detta anche “vernis viennois ” compare verso la fine del 1700, con essa la gommalacca diventa la componente principale della vernice.Questo primato durerà fino al XX secolo in cui verrà soppiantata dalle resine nitrocellulosiche.

Questa analisi storica che si ha dallo studio delle fonti dell’epoca ci fa capire che i mobili di epoca precedente all’inizio del 1800 non venivano verniciati a stoppino con la sola gommalacca perchè quella tecnica ancora non si era diffusa.

Metodi di verniciatura antecedenti

Prima degli inizi del XIX secolo i metodi di rifinitura del mobilio erano essenzialmente l’applicazione di vernici o olio come l’olio di lino e diversi vernici a base di cera.

L’olio o la cera si applicavano con un pennello o un panno strofinato dopo che la fibra del legno era stata ricoperta con polvere di pietra pomice finemente pestata.

La pietra di pomice veniva usata per levigare finemente il mobile.

Aveva anche lo scopo di chiudere i pori del legno per ottenere una superfice compatta in grado di riflettere la luce.

Nel 1820 si impose una nuova tecnica, importata dalla Francia.

La lucidatura alla francese

Si trattava dell’uso della gommalacca, che si ottiene da un insetto “cocus lacca” o “laccifer lacca” che vive nell’Asia meridionale, è una cocciniglia che succhia la linfa di alcuni alberi (acacia, ficus, ecc.) per nutrirsene, proteggendosi all’esterno con un guscio fatto appunto di lacca.

La gommalacca si presenta in scaglie da sciogliere in spirito (vernici a spirito erano appunto sciolte in alcol).

Era applicata utilizzando non il pennello, ma il tampone costituito da stracci di lana o ovatta avvolti in un pezzo di tela. All’interno del tampone veniva colata poco alla volta la vernice di gommalacca. Le applicazioni strato dopo strato ottenendo così una finitura dura e lucente.

Negli anni con l’applicazione della cera, le superfici invecchiano e, a seconda dello stile e del periodo del mobile la rifinitura può variare da dura e lucente a più morbida e quasi opaca.

Il mobile neoclassico:origini storiche

La storia del mobile è strettamente legata alla storia della nostra civiltà. Dai letti di epoca romana alle poltrone Luigi XV, dagli scrittoi neoclassici ai modelli postmoderni, gli arredi domestici hanno sempre rispecchito aspirazionio. moda e tecnologia della loro epoca.

Appartengo alla generazione della fòrmica, gli anni Cinquanta.I miei genitori erano fieri di aver eliminato i vecchi mobili vittoriani di famiglia per sostituirli con quelli moderni; ma io ho trascorso tanti momenti felici nelle dimore storiche degli Scottish Borders, la zona di confine con l’Inghilterra dove vivevamo, progettate per lo più da Robert Adam e dai suoi figli. Fu forse a Paxton House che feci il mio primo vero incontro con il mobile antico: i meravigliosi arredi fatti da un artigiano del Settecento che si chiamava Thomas Chippendale. […]

Per poter identificare un mobile è necessario capire come è stato realizzato, di quale materiale è stato fatto, a chi era destinato. Molti degli arredi di pregio che ammiriamo ancora oggi furono commissionati da membri dell’aristocrazia, a dimostrazione di prestigio e buon gusto.

Tuttavia nel corso della prima metà dell’Ottoccento i mobili divennero più accessibili e anche i borghesi cominciarono ad arredare le loro case secondo la moda del momento.

Tratto dall’introduzione al testo “Il mobile” di Judith Miller.

Lo specchio e il vetro

Uno specchio di un metro per novanta centimetri sarebbe costato, nel primo Settecento, l’equivalente di diecimila euro attuali. I primi modelli erano specchi a mano, ma nel XVIII secolo lo specchio divenne un elemento di arredo essenziale per interni alla moda.

I vetrai veneziani

Il vetro cristallo e il vetro soffiato hannoorigine a Venezia. Fino a metà del seicento le botteghe veneziane erano le uniche in grado di produrre specchi in vetro, La rilevanza commerciale dell’invenzione di questa tecnica spinse le autorità veneziane a impedire, con la pena di morte, che i vetri di Murano lasciassero l’isola.

Alcuni vetrai veneziani accettarono l’invito ad aprire in Europa le loro botteghe specializzate, specialmente in Germania e nei Paesi Bassi , tuttavia la supremazia di Murano non ebbe rivali fino al 1663. Ad esempio il vetraio veneziano Jacopo Verzellini aprì una vetreria a Londra nel 1571.

Le vetrerie in Europa

In Francia Luigi XIV ordinò l’apertura di una vetreria a Tourlaville, mentre in Inghilterra fu avviata una manifattura del vetro a Vauxhall per la produzione di specchi destinati alla corte di Carlo II. Alla fine del XVII secolo Bernard Perrot attivo a Tourlaville , mise a punto la tecnica della colatura, che rese possibile la realizzazione di lastre di vetro più grandi. Il vetro risultava traslucido ma non trasparente, a causa della presenza di minerali nella sabbia. Gli artigiani applicavano le tecniche di molatura, taglio, incisione, lucidatura, argentatura del vetro impiegando il mercurio per ottenere una superficie riflettente. Nel 1835 per la prima volta gli artigiani usarono l’argento vero e proprio, che permise di evitare la tossicità del mercurio.

La produzione di lastre di vetro più grandi trasformò gli specchi nell’elemento focale dello spazio, in grado di riflettere la luce in ambiente tradizionalmente molto bui. La galleria deglii specchi alla reggia di Versailles deve aver avuto un impatto straordinario su chi fino ad allora non aveva visto che piccoli specchi. In Inghilterra gli anni dal 1700 al 1740 rappresentarono un’epoca d’oro nella produzione di specchi, accompagnata dalla temporanea abolizione della tassa che gravava su questi oggetti.

Sopra i camini, gli architetti decisero di coollocare grandi specchiere e specchi sulle pareti tra le finestre delle dimore più sontuose. Nel 1703 John Gumley realizzò per Chatsworth House specchiere di tre metri di altezza, decorate con vetro blu. Dal 1725 circa i modelli trassero ispirazione dall’architettura palladiana spesso richiamando nella cornice dettagli architettonici dell’edificio. Si diffusero anche specchi ovali.

Le specchiere furono il simbolo dello stile Rococò. Data la difficoltà di produrre vetro in grandi lastre,le più ampie erano spesso costituite da più parti. Le lastre erano sottili con bisellature poco profonde. Grazie alla pubblicazione dei libri di modelli, molti pezzi risentono dell’influenza delle tendenze di altri paesi.

All’inizio del secolo le cornici erano genralmente realizzate in stucco intagliato e dorato o argentato su una base di legno : in seguito si utilizzò noce e legno doraato fino al periodo Rococò quando la preferenza passò al legno intagliato e dorato e al mogano o ad altri materiali costosi, come vetro inciso e colorato.

Le specchiere

Le specchiere erano spesso dotate di candelabri fissati alle cornici, detti girandoles che rifletteveno la luce nelle sale poco illuminate. Questi creavano giochi di ombre sulle pareti. Le cornici erano di legno dolce come l’abete e legni da frutto, che facilitavano l’intaglio di forme curve, decorazionie cartigli. Le giunte erano coperte in stucco, rivestito in foglia d’oro o d’argento. I motivi ornamentali più comuni erano conchiglie, foglie d’acanto, modanature a ovoli e linguette o coronament con raffigurazioni di volatili ad ali spiegate, motivo quest’ultimo molto diffuso in America. E’ difficile distinguere gli specchi di fattura americana da quelli di fattura inglese, ampiamente importati, anche a causa della grande somiglianza tra la varietà americana ed europea di abete rosso, spesso utilizzato per le cornici.

Tratto da “Il mobile” di Judith Miller.